Appunti per l’agenda Merkel
Ops, è scomparsa l’inflazione. Ora il problema è farla tornare. Il malinteso europeismo dei “contratti per le riforme” di Merkel. La Grande stagnazione per noi è un rischio, ma non un destino.
10 AGO 20

Dall’inizio della crisi con tutto questo interventismo delle Banche centrali, analisi e commentatori hanno più volte segnalato il pericolo di una crescita esponenziale dell’inflazione in tempi più o meno rapidi. Ebbene in cinque anni, nel mondo sviluppato, è successo esattamente l’opposto: l’inflazione sembra scomparsa, l’indice dei prezzi al consumo nei 34 paesi Ocse è sceso di 3,5 punti dal 2008 a oggi, ed è all’1,5 per cento (depurato da costo di energia e cibo). Al punto che ora, secondo gli analisti, il pericolo (in particolare in Europa) è la deflazione, cioè una riduzione dei prezzi foriera di una contrazione dei consumi con risvolti depressivi per il ciclo economico [leggi l'articolo di Alberto Brambilla].
Sul progetto di Unione bancaria, oggi e domani sottoposto all’esame del Consiglio europeo, pendono molte incognite per l’irrigidimento tedesco. Il progetto rappresenta un progresso, contribuendo a recidere il circolo vizioso tra esposizione delle banche e debiti sovrani, a contrastare la segmentazione dei mercati, a creare le condizioni per migliorare il rapporto degli istituti con famiglie e imprese; costituisce altresì un passo ulteriore verso l’integrazione di bilancio e quella politica [leggi l'articolo di Angelo De Mattia].
La Grande recessione è finita, non è diventata una Grande depressione e ci sono tutte le condizioni perché non si trasformi in una Grande stagnazione, come teme invece Lawrence Summers, perché gli spiriti vitali, fuori dagli sguardi attoniti del circo mediatico, stanno creando le condizioni per un nuovo ciclo di sviluppo. Ben Bernanke, che per l’ultima volta ieri ha presieduto una riunione dell’Open Market Committee, aveva davanti a sé un grafico della Federal reserve of St. Louis (il magazzino dei dati ufficiali): l’economia ha recuperato pienamente il livello al quale era giunta prima che, nell’autunno 2007, cominciasse la caduta [leggi l'articolo di Stefano Cingolani].